McIntosh MT5 Manuale del proprietario

Tipo
Manuale del proprietario
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I-END MAGAZINE
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McINtosH M
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DS 257
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n “tanto basta” che viene via dal negozio, a listi-
no e al lordo di eventuali (auspicabili e graditi) scon-
ti del venditore, per 9.900,00 €: non esattamente un
“low price, e stiamo parlando del “piccolodi casa McIn-
tosh. Il suo fratello maggiore infatti, l’MT10, “spara
13.500,00 €.
Magari, anzi no, sicuramente non alla portata immedia-
ta di tutti, ma qui parliamo di prodotti che una volta ac-
quistati poi assai difficilmente subiscono l’onta del tem-
po che passa; più che di comprare, potremmo parlare di
“investire” nella nostra passione audiofila. E, tutto som-
mato, io sono tra quelli, normale stipendio da impiegato
con moglie e figlie a carico, che spenderebbero senza pro-
blemi 5.000 (a rate sob!) in una mountain bike bi-am-
mortizzata montata SRAM.
Questo per dire che, rimanendo con i piedi per terra e fat-
te le opportune e necessarie personali considerazioni, è solo
una questione di scelte…
DESCRIZIONE
Trattasi del secondo prodotto McIntosh che ho la fortuna
di provare (vedi FDS 252) e perlomeno questa volta non
è scattato, al momento dell’estrazione dalla scatola, il ca-
nonico “ohhh!!!” che si tributa agli oggetti belli, o quan-
tomeno, che ci piacciono proprio molto: avendo già visto
dal vero un prodotto della casa, la linea mi è familiare.
Meno d’abitudine è stato invece l’approccio all’unboxing:
operazione da svolgere con la massima attenzione. Il gi-
radischi arriva praticamente smontato e, una volta aper-
te le “alidi cartone che chiudono il pacco, la prima cosa
che si vede è il manuale (noooo! Tutto in inglese!). Come
dire: gentile possessore di questo apparecchio modernis-
simo, ottimamente costruito e vogliamo sperare, anzi ne
siamo più che sicuri, assolutamente bensuonante, pren-
diti il tempo giusto per capire che cosa fare, in quale se-
quenza e come farlo; non essere il solito italiano arruffo-
ne che “tanto già lo so”; quello che hai per le mani non se
lo merita, e se farai il bravo, sarai ripagato da una espe-
rienza d’ascolto esaltante (la parte dedicata all’italiano ar-
ruffone non c’è, ma io la sottintendo essendolo, sia italiano
che un po’ arruffone, di quelli che il manuale d’uso e ma-
nutenzione -spesso- manco lo guardo “tanto già lo so”).
Con certosina attenzione (tipo amanuense miniaturista)
mi dedico al dispiegamento delle varie componenti e alla
Fiumi di inchiostro sono stati versati nelle descrizioni, e relative celebrazioni, dei prodotti
McIntosh. Ogni volta un successo. Piace la loro estetica, piace la qualità costruttiva, piace
moltissimo il modo in cui questi prodotti Newyorkesi suonano. A noi, in fondo, è soprattutto
l’ultimo elemento che interessa davvero… e tanto basta.
di Gabriele Brilli
Il GIrADIscHI DEGlI DEI pEr
lA MusIcA DEI MortAlI…
GIRADISCHI A TRAZIONE A CINGHIA
McINtosH MT5
contestuale lettura del manuale, poi, una volta sicuro che
tutti i pezzi siano fuori dai loro sacchetti di protezione e
disponibili, indosso il paio di guanti bianchi opportuna-
mente presenti nella dotazione di serie ed inizio l’assem-
blaggio.
Trattasi, più che di una mera attivipratica, quasi di una
liturgia pagano/tecnologica in cui ogni passo, ogni mo-
vimento è scandito con precisione dal Manuale (notare la
M maiuscola). Se si seguono tutti i passaggi necessari e pre-
scritti, il dio del giradischi stenderà la sua mano e l’MT5
suonerà al meglio (vedi il sito della McIntosh in cui si ri-
porta il giudizio, davvero minimal, della rivista Rolling Sto-
ne su questo giradischi: “The turntable of the gods”).
Esaurito il rito iniziale devo però ammettere che qualco-
sa è mancato. Il braccio di lettura, diritto e in durallumi-
nio, è già montato, ed è ok, ma peso di lettura ed anti-
skating sono pre-tarati in fabbrica, adattati alla testina MC
Sumiko BP2 in dotazione, anch’essa già montata sul
braccio. Questo, se da un lato permette ad un perfetto neo-
fita di affrontare il setup di cui sopra (cinghia, piatto, tap-
petino) senza poi impelagarsi in attività sconosciute e qua-
si massoniche, impedisce ad un utente avanzato, e sma-
liziato, di affrontare il setup di lettura, che invece diven-
ta assolutamente necessario se si decide di cambiare testina.
A questo punto entra in ballo l’attenzione di McIntosh per
i dettagli e nella dotazione troviamo, oltre ad una “bolla”
che serve a mettere in piano il giradischi, viti di ricambio
e una sorta di bilancina manuale con la quale provvede-
re all’attivi custom cui sopra si accennava. L’ultima ope-
razione, quella appunto di sistemazione “a livello”, è fa-
cilitata dai 4 piedini che sembrerebbero quasi stonare con
il resto dellapparecchio ma che, al contrario, sono davvero
in grado, una volta che li si sia aggiustati a dovere, anche
qui senza fretta e con pazienza, di proteggere l’MT5 da
qualsiasi attacco esterno provenga da indesiderate e de-
leterie vibrazioni. Ultima nota: il piatto, una volta acceso
il giradischi, si illumina di un bel verde, così come la scrit-
ta McIntosh sul frontale che divide le due manopole (ele-
mento identificativo e distintivo della Casa) destinate alla
selezione dei giri, lato sinistro, e all’avvio del piatto, lato
destro.
TECNICA
Parliamo di un prodotto tutto sommato semplice semplice,
che si inserisce nel novero dei numerosi giradischi a cin-
ghia. Ha alcune peculiarità, ovviamente. Possiamo rac-
contare della base in sandwich di acciaio inox, del piatto
ad elevati spessore e massa in materiale acrilico, del per-
no ceramico montato su sospensione magnetica… e qui
è d’uopo il racconto della esperienza di setup iniziale. Il
“grasso” piatto poggia su di uno, molto più piccolo, che
si inserisce nel perno centrale; una volta effettuata questa
operazione il “piattino” NON SCENDE, rimane ad alcu-
ni millimetri dalla base del giradischi e su di esso si va ad
inserire il piatto vero e proprio. Naturalmente loperazione
di inserimento va effettuata dopo aver un pochino lubri-
ficato (con lolio presente nella dotazione) il perno centrale.
Una piccola “magia” questa della sospensione magneti-
ca, il cui scopo è ovviamente quello di disaccoppiare quan-
to più possibile il piatto dagli elementi in movimento, ab-
battendo eventuali vibrazioni indesiderate. Il motore è in
corrente continua “Stainless Steel Brushes”, un prodotto
svizzero di alta qualità; la velocità è a controllo elettroni-
co ed il sistema compensa puntualmente eventuali va-
riazioni di carico e potenza. Sono disponibili 3 opzioni: 45,
33 1/3 e 78 giri. Sul retro, oltre all’uscita sbilanciata, tro-
viamo la vite per il cavo di messa a terra, la regolazione
della luminosità del piatto, la possibilità della regolazio-
ne fine della velocità (di cui non ho sentito assolutamen-
te la necessità) e due prese per connettere l’MT5 ad altri
apparecchi della casa. Il braccio è in duralluminio, articolato
su cuscinetti ceramici.
La testina in dotazione è una MC della Sumiko (si gioca
in casa, in pratica) ed esattamente la BP2, non esattamente
al vertice della Casa californiana ma pur sempre un pro-
dotto da 449,00 USD. La scelta della MC mi ha suscitato
qualche perplessità, in un mondo in cui sembra andare per
la maggiore, dal lato di pre e/o amplificatori integrati, la
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MT5
MM. Sulla carta unopzione in linea con un prodotto di tale
l
evatura e per il quale un pre-phono dedicato è pratica-
mente d’obbligo. Luscita audio è ottimizzata per l’ingresso
MM dei pre ed integrati della Casa.
Da ultimo: l’MT5 è “pensato” a New York ed assembla-
to in Germania, come recita la precisa didascalia impres-
s
a sull’acciaio, nel retro del giradischi. Come mai? La ri-
sposta è semplice: McIntosh nasce nel 1949 come pro-
duttore di amplificatori. Nel tempo la Casa si propone come
costruttrice di tutti gli elementi di una catena audio ma,
nello specifico e difficile settore dei giradischi, collabora-
re con la tedesca Clearaudio è stata una scelta (necessità?)
quanto mai opportuna e sicuramente vincente. Abbiamo
la spinta innovativa di due grandi aziende Hi-End nel “ve-
stito” così particolare, affascinante e fortemente caratte-
rizzato della Casa americana (qui mi viene da dire: una col-
laborazione che pur provenendo dal tutto sommato pic-
colo mondo dell’Hi-Fi ha con il senno della stretta at-
tualità dei giorni in cui scrivo queste righe - un qualcosa
di simbolico, rispetto a strette di mano negate e facce di
bronzo ostentate…).
ASCOLTO
Terminato il “ritocui sopra si accennava e smessi gli sco-
modi panni del crociato dell’alta fedeltà, riconduciamo noi
stessi sui prosaici e tranquilli sentieri di chi ha il gradevole
compito di raccontare come suona l’MT5. Solitamente, con
improvvida e pervicace testardaggine, resisto alla tenta-
zione di gironzolare in rete alla ricerca di che cosa altri pen-
sino degli ascolti dei prodotti che io stesso sto “testando”.
Non si tratta di voler essere saccenti o presuntuosi ma di
mera autodifesa: sapendo di non sapere, scelgo di impa-
rare da me, e di farmi un’idea libera, piuttosto che cerca-
re “l’imbeccata”. Se un componente hi-fi suona bene (o
meno bene) devo deciderlo in autonomia, farmene con-
vinto ascoltando quello che mi piace e quando mi va e pos-
sibilmente, le prime volte, da solo, altrimenti anche il flus-
so delle passeggere valutazioni familiari rischia di portarmi
fuori strada (o di farmi credere che ci stia andando…).
Dunque, come suona lMT5? Diamine, dannatamente bene,
direi americanizzando unesclamazione che in italiano suo-
nerebbe un po’ diversa. Celie a parte. Appena terminato
il setup iniziale e, curioso come una scimmia, sistemato
sul piatto il primo LP, l’impressione è stata: bello. Ero pe,
liberamente ed autonomamente, in errore. Aprire la sca-
t
ola, preparare il giradischi, mettere un disco ed avviare
il piatto non significa, anche nel caso dell’MT5, avere a di-
sposizione fin da subito alta qualità di riproduzione. Dopo
5 minuti del primo disco ero già un pelino stanco, con una
leggera traccia di disillusione presente nei miei pensieri:
m
i aspettavo di più e il Paolo Conte che stava girando non
mi stava dando questo “di più”. Mi sono quindi disposto
a non lesinare sul cambio dei vinili e sul tempo in cui l’ap-
parecchio è stato acceso e suonante. Dopo un paio di set-
timane il suono dell’MT5 si è “assestatoe livellato su po-
sizioni decisamente molto alte. Altissime, così come reci-
ta il già citato titolo di “Rolling Stone”? Non saprei dav-
vero dirlo. Ma se non siamo nel laicissimo empireo dei gi-
radischi, ci fermiamo solo qualche girone più in basso e
comunque rimaniamo molto vicini ai vertici. Ho già
scritto dell’ascolto del CD You want it darkerdi Cohen;
mi sono procurato l’LP ed il primo ascolto “critico” l’ho
effettuato proprio con l’MT5. Non so… sarà una questio-
ne di psicoacusticasarà stato un momento in cui ero
emotivamente sensibile ma, diamine, mi sono corsi i bri-
vidi per la schiena con tanto di pelle d’oca sulle braccia.
Un suono al contempo denso e leggero, denso nel conte-
nuto e nella riproduzione e leggero nella capacità di que-
sta riproduzione di essere fruita. Scusate, in una parola sola:
un suono NATURALE, per quanto questa caratterizzazione
possa essere ascritta ad una registrazione in studio. E vo-
glio aggiungere: una riproduzione molto, molto precisa.
La voce di Cohen scende in basso, graffia i sensi di chi ascol-
ta, canta/recita con una forza ed un calore inaspettati.
L’MT5 restituisce una scena assolutamente corretta, un con-
trasto elevatissimo. La riproduzione è quasi olografica ma
non parliamo di full HD, qui siamo nel campo del reale
reso con realismo ed espressività. Nella sua, apparente,
semplicità, il disco di Cohen viene riprodotto con tutte le
sfumature presenti e con una dinamica davvero notevo-
li. Piccole variazioni o accenti musicali, dove siano pre-
senti, l’MT5 ce li restituisce con assoluta precisione. La mi-
glior chiosa a tutto quanto sopra scritto me la offre mia fi-
glia mentre effettua con me l’ascolto, sprofondata nei te-
sti del disco: “Ma papà, sembra di averlo in casa!”.
In questo caso ovviamente non ci sono problemi. Ma se,
come ho fatto con un salto mortale degno del miglior tra-
pezista, decido di passare da Cohen a “Cambio” di Dal-
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la, allora la musica cambia. E non si tratta di una metafora
o di un riferimento a stili e colori completamente diver-
si. Mi aspettavo, speravo, che l’LP del compianto Lucio fos-
se migliore del CD. Mi ostino ad ascoltarlo perché si trat-
ta di uno dei dischi della mia giovinezza che continua a
piacermi, a dispetto di qualsiasi valutazione, nonostante
siano passati anni. Il fatto è che in questo caso la psicoa-
custica non basta; il vinile in oggetto non suona bene (par-
liamo di un originale del 1990) e l’MT5 non fa sconti. La
sua capacidi rendere al meglio la musica di Cohen fa
che sia reso al meglio anche il vinile di Dalla, ovvero che
i suoi “difetti audiofili” escano allo scoperto. Mi aspetta-
vo un po’ di magia ed invece rimango con una riprodu-
zione assolutamente fedele a quanto inciso nei solchi. E,
purtroppo (e sempre e solo dal punto di vista della qua-
lità dell’ascolto, si badi bene), non è un granché. Sembra
di ascoltare il CD (con i suoi difetti di dinamica e rico-
struzione spaziale) e, a parer mio, detto di un vinile non
è un complimento.
Un paio di amici mi hanno prestato per l’occasione alcu-
ni dei loro dischi (li cito per ringraziarli: Marco M. e Ser-
gio B.). Cercando tra quello che mi hanno consegnato, mi
imbatto nella raccolta delle esecuzioni delle Nove Sinfo-
nie di Beethoven di Wilhelm Furtwängler. Le registrazioni
vanno dal 1947 al 1954, la raccolta è edita dalla EMI. I di-
schi sono praticamente ancora nuovi, quasi freschi di stam-
pa potrei dire, e la qualità non omogenea. L’MT5 mi tra-
sporta nel magico mondo del grande direttore d’orchestra
tedesco cocome sa fare: con precisione e metodo. Le re-
gistrazioni sono in mono ma, nei “pezzi” migliori, quasi
non si sente: l’orchestra viene resa con estrema fedeltà, nei
passaggi più densi lMT5 opera in modo analitico, non iper-
definito e, come dicevo sopra, la sensazione generale è di
grande naturalezza. Un po’ come se un’opera d’arte non
potesse essere goduta appieno percvelata e ad un cer-
to punto un soffio di vento trascina via con questo sot-
tile ostacolo e l’opera si rivelasse agli occhi in tutta la sua
pienezza, i suoi colori.
Ecco, mi sembra che l’MT5 riesca in questo: dissolve neb-
bie, solleva veli, infrange vetri e restituisce all’orecchio
l’opera musicale nella sua interezza, per quanto sempli-
ce o complessa che sia.
Ovviamente faccio girare tutti i miei LP di “riferimento”
e, a conferma di quanto scritto sopra, questa caratteristi-
ca del nostro giradischi a volte ti mette in imbarazzo: pen-
savi che alcune registrazioni fossero almeno buone, ed in-
vece ti tocca cambiare idea, al ribasso.
Sempre spulciando tra i prestititrovo due LP ancora im-
ballati. Entrambi doppi album, uno di Coleman Hawkins
e l’altro di John Coltrane, entrambi al sax, ovviamente. Re-
gistrazioni della Prestige degli anni 1957-1960, anno di pub-
blicazione dei dischi in mio possesso 1978. Bene, un jazz
così bello, così puro, così essenziale eppur ricco, davve-
ro non me lo aspettavo. Sax, basso, piano e batteria. Mol-
ta aria sulla scena precisa, profonda e convincente, regi-
strazione asciutta, naturale, suoni che vanno diretti a cuo-
re e cervello. Il sax vibra al centro, il piano rimane un po-
chino arretrato, il basso, di lato, scava nel profondo e le
spazzole, lucidissime, danno il ritmo senza prevaricazio-
ni. L’MT5 tiene il passo, costruisce una scena semplice nel-
la sua composizione ma davvero convincente, riproduce
gli strumenti posizionandoli dove, immagino, fossero sta-
64 FDS 257 McINtosH MT5
CARATTERISTICHE TECNICHE DICHIARATE
McIntosh MT5
Sistema di leura analogico
Trazione a cinghia
Base smorzata in sandwich di acciaio inox e materiale
acrilico
Disco in materiale acrilico ad alto spessore e massa levata
Perno ceramico montato su sospensione magneca
Motore in corrente connua senza spazzole
Velocità 33, 45 e 78 giri
Braccio in duralluminio con arcolazione su cuscine ce-
ramici â
Contrappeso decentrato
Tesna MC ad alta uscita Sumiko BP2
Uscita audio omizzata per accoppiamento con ingresso
mm dei preamplificatori e integra McIntosh â
Illuminazione frontale a fibre oche
Peso di leura e an-skate pre regola in fabbrica per ga-
ranre un uso immediato e preciso del leore
Prezzo: Euro 9.900,00
Distributore:
MPI Electronic
www.mpielectronic.com
ti al momento della “presa”, controlla in modo ottimale
i
bassi, tiene testa ai piatti senza eccedere in “cristallini-
tà” e, soprattutto, fa, mi ripeto, vibrare l’aria dei sax dei
due jazzisti in maniera completamente convincente. In-
somma due piccole chicche uscite dai lontani 70, certo non
in linea con il gusto jazz tanto di moda oggi, ma una mu-
s
icali ed una fantasia interpretativa senza età, che supera
i decenni senza perdere un grammo del proprio fascino
e del talento degli interpreti.
Avvertenza: se il disco, l’LP, il vinile non è almeno pche
discreto, sempre dal punto di vista della qualità sonora,
non iniziate neppure a farlo girare, o se lo fate, non muo-
vete il braccetto abbassando la testina: vi verrà voglia di
farlo volare fuori dalla finestra. L’MT5 non fa differenze
di genere, ma di qualità si. Avvisati.
Punti negativi? A mio modo di vedere i bassi sono trop-
po controllati, mi piacciono un paio di tacche più energi-
ci. La gamma media è sempre controllatissima, e mi pare
che sia un bene; sul fronte delle frequenze più alte, una cer-
ta predisposizione (molto rara) a quella che sopra ho de-
finito “cristallinità”, cioè alla fuga verso la parte pestre-
ma e fastidiosa delle alte frequenze.
Passata l’iniziale abbuffata sonora ed entrato nel periodo
di abitudinarietà all’uso dell’MT5, scopro un altro punto
non proprio a favore. Senza rendermene conto ne ho scrit-
to nelle righe sopra. C’è una parola che ricorre: precisio-
ne. L’MT5 è davvero preciso nella riproduzione, a tratti,
come detto, estremamente naturale ma dove questa na-
turalità non viene fuori e rimane solo l’ossessivo “rispet-
to dell’ordine e dell’esattezza” della “trasduzione elet-
troacustica”, il rischio dell’effetto saturazione è dietro l’an-
golo, anzi, è proprio lì davanti. Cerco di spiegarmi meglio:
sono convinto che troppa precisione (non parlo di esa-
sperata analiticità quella non la apprezzo a priori), nel-
l’ambito della riproduzione musicale sia, a volte, un po-
chino deleteria, possa, in sessioni prolungate, suscitare stan-
chezza e rendere, alfine, l’ascolto non un vero piacere ma
un dovere. Certo, non si pdel tutto ascrivere questa ca-
ratteristica nel novero dei difetti, delle mancanze, però cre-
do valga la pena segnalare la questione. Ma stiamo par-
lando di sfumature in un prodotto ottimo.
CONCLUSIONI
Non è alla portata di tutti e rappresenta un ottimo “in-
vestimento” per l’audiofilo cui piacciono anche le cose bel-
le magari un po’ “pt-à-porter”, ovvero, anche se non del
t
utto, Plug & Play, da mostrare e da far ascoltare con mol-
to piacere, come ho fatto io stesso; credo al contempo che
i “fanatici” del vinile, gli ultra-smanettoni-personalizza-
tori potrebbero non accontentarsi: mi sembra, impressio-
ne del tutto personale, che una certa “rigidità lo renda non
c
ompletamente adatto ad eventuali future customizzazioni.
Ciò detto: altro punto a favore di McIntosh. Se cercate al-
tissima qualità (al prezzo cui questa deve essere pagata)
ed un apparecchio con davvero zero fronzoli ma con mol-
ti contenuti ed un tocco di stile, l’MT5 vi soddisferà pie-
namente. Il vinile non è morto, lunga vita al vinile.
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McINtosH MT5 FDS 257
L’IMPIANTO D’ASCOLTO UTILIZZATO
Sorgente digitale per musica liquida: PC AMD-FX6300 su
Gigabyte GA-970A-DS3P SSD 250 GB Samsung + 2xHDD 1
TB Maxtor – Audio Asus Xonar 192/24; Sorgente digitale:
Roksan K3 CD DI Player; Sorgente analogica: McIntosh
MT5 – Tesna MC Sumiko BP2; Amplificatore integrato:
Musical Fidelity A200
Diffusori: Tannoy Presge Gold Reference; Cavi di
segnale: MOGAMI Hi-Fi Audio Cables – Cavo autocostruito
basato su Tasker C121; Cavi di potenza: Xindak SC-01B –
Quality Audio B815+
DISCHI UTILIZZATINELLAPROVA
You want it darker – Leonard Cohen – Columbia, Sony
Music
Cambio – Lucio Dalla – Pressing
Wilhelm Furtwängler – Beethoven, Le 9 Sinfonie – Emi Di-
scoteca Classica
The real thing - Coleman Hawkins – Presge Records
Coltrane - John Coltrane – Presge Records
Il McIntosh MT5 in uso “notturno”...FANTASTICO!
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